Vincenzo Catalano – Area Scienze Motorie – Mental Coach Pro; Ufficiale di Complemento Brigata Paracadutisti Folgore; laureato in Architettura e Scienze Motorie; vanta diversi record mondiali nell’Ironman; nel 2019 è entrato nella Ultra Triathlon Hall of Fame, unico atleta italiano presente. Mail: vincenzo.catalano@universitycoaching.it 

Vincenzo ha tenuto uno Speech durante il Seminario “Arousal & Performance” organizzato da University Coaching il 12 dicembre 2020. In questo articolo ci porta la sua esperienza e competenze. Buona lettura!

*** *** ***

  • Come “mantenere” uno stato di arousal costante nelle gare di endurance estrema?

In psicologia il termine “Arousal” (dall’inglese eccitazione, risveglio) indica l’intensità dell’attivazione psicofisiologica di un organismo. La teoria dell’ arousal presuppone che il livello di attivazione vari lungo un continuum che va dal sonno all’eccitazione. Quando si deve affrontare una competizione sportiva, o più semplicemente una performance, sportiva ma anche lavorativa, il nostro organismo, nella sua accezione di unità “mente-corpo”, si prepara ad affrontarla mettendo in atto una serie di processi:
1) aumento della vigilanza e dell’attenzione (attivazione del sistema nervoso centrale); 2) i muscoli si preparano allo sforzo (attivazione del sistema muscolo-scheletrico); 3) cuore e polmoni si attivano per sopportare lo sforzo (sistema vegetativo simpatico).

La relazione tra livello di attivazione e prestazione è rappresentata dalla Teoria di Yerkes e Dodson (1908). Questa teoria afferma che il livello della prestazione segue l’andamento di una U rovesciata. Ad un grado di bassa attivazione (ipoattivazione) il livello della prestazione è basso: l’atleta, si dice in gergo, che è “scarico”; può darsi che non sia motivato, o che si senta distaccato, comunque fa fatica a concentrarsi, a entrare nella logica della “peak performance”. In questo stato di ipoattivazione, l’atleta può vivere sensazioni di stanchezza e impotenza (“inutile tentare tanto non ce la faccio…”). Man mano che l’attivazione cresce, la prestazione migliora, fino a raggiungere il massimo corrispondente al vertice della U rovesciata (stato di flow): l’organismo è ricco di energia, il tono muscolare è ad un livello ottimale per conferire forza, precisione, ed efficienza al gesto. L’atleta sperimenta un adeguato livello di stress (eustress) e ansia, sente di controllare le proprie azioni, vive un generale senso di benessere, auto-efficacia ed autocontrollo, non è disturbato da pensieri negativi poiché è completamente concentrato sulla sua attività.

Infine, quando l’attivazione sale ulteriormente (iperattivazione), la prestazione comincia a scadere: il tono muscolare è salito eccessivamente (tensione e rigidità muscolare) e interferisce con il gesto, provocando perdita delle coordinazioni fini e diminuzione della fluidità del movimento. L’atleta può presentare tachicardia, sudorazione, innalzamento della pressione arteriosa, affaticamento precoce. Sul piano emotivo sperimenta elevati livelli di ansia e stress e scarso controllo delle reazioni emotive (scatti di rabbia). A livello cognitivo, infine, può mostrare una diminuzione dell’attenzione e della concentrazione e invasione di pensieri interferenti, catastrofici e di fallimento.

Nelle gare di endurance estrema (giusto per capirci, di durata superiore alle ventiquattro ore ininterrotte di attività motoria…) lo stato di arousal deve essere quanto più ordinario o intermedio; con poche fluttuazioni. Deve mantenersi cioè quanto più stabile, e deve essere gestito ponendo sia grande attenzione ai picchi glicemici indotti dall’alimentazione che a quelli emozionali.

L’esperienza di trentacinque anni di competizioni mi spinge ad affermare che durante una competizione, che può durare anche svariate settimane (dove di media si corre per ventidue ore al giorno e si dorme per le due ore rimanenti.), forse è proprio la gestione dell’arousal a determinare la riuscita o il fallimento. Durante una competizione del genere, la fatica porta ad alterazioni metaboliche, psicologiche e fisiologiche: l’umore dell’atleta passa nel giro di poche ore da stati euforici a stati depressivi profondi.

Il grafico di Yerkes e Dodson secondo me si può associare a performance di durata non superiore alle quattro/cinque ore di attività motoria ininterrotta; mentre l’andamento dello stato di arousal nelle gare di endurance di diversi giorni, potrebbe essere rappresentato a livello grafico da curve sinusoidali che si intrecciano tra loro ripetutamente. Ogni curva corrisponde allo stato di arousal nelle ventiquattro ore, alle variazioni metaboliche indotte dall’alimentazione, allo stato emotivo ed a quello fisiologico. Difficilmente, in una gara di endurance estrema, si riesce a raggiungere uno stato di “flow” prolungato, vista la durata. L’atleta di endurance esperto sa controllare e addirittura prevedere l’arrivo di uno stato di arousal eccessivo, anche grazie al ricorso ad alcune tecniche di mental coaching come la visualizzazione e il “gioco senza pressioni” di Gallwey.

Qualsiasi livello di arousal , sia esso iper o ipo, si contrappone diametralmente a ciò che deve essere il punto di forza di ogni atleta: il senso del controllo. Il mio punto di vista è che aumentando esponenzialmente il senso del controllo sul nostro organismo, sul nostro modo di alimentarci e di allenarci, e sulla gestione delle nostre emozioni, possiamo evitare pericolose fluttuazioni dello stato di arousal.

  • Tecniche di coaching per la gestione dell’arousal

Ritengo il “riscaldamento mentale” fondamentale per il controllo dello stato iniziale dell’arousal. Dal mio punto di vista, un atleta deve avere consapevolezza del senso di controllo che andrà ad esercitare durante la prestazione. Una ottimale consapevolezza e conoscenza del proprio corpo, delle reali capacità psico-atletiche, oltre alla gestione delle emozioni e degli stati ad essa legati (ansia, sudorazione accentuata, tachicardia), possono aiutare a prevenire queste manifestazioni.

Ripassando mentalmente, attraverso una visualizzazione ipotetica o anche “sostituendo” mentalmente situazioni nelle quali l’atleta non ha avuto problemi di iper o ipo arousal ,la competizione, o l’allenamento, si può ovviare a molte problematiche. Personalmente, ho sempre “aggiustato” stati di eccessiva euforia o depressione (indotte dalla stanchezza e dalla “lontananza” del traguardo, più che altro) attraverso l’uso di ciò che io definisco “cassetti della memoria”.

I “cassetti della memoria” non sono altro che situazioni realmente accadute nella mia vita (sia positive che negative) dalle quali ho tratto grandi insegnamenti. La musica mi aiuta moltissimo in questo compito. Con “brani” che mi ricordano momenti particolari della mia vita riesco ad equilibrare gli alti e bassi degli stati di arousal, ma soprattutto riesco a replicare mentalmente ciò che io definisco “l’ora idale” all’interno di una competizione che dura svariati giorni. Forse è questo il mio segreto: spezzare la monotonia di una gara di tre settimane suddividendola in ore, e cercare di controllare l’arousal circoscritto ad un’ora di tempo. Allo scoccare dell’ora, riparto. Cercando di “ripetere” l’ora appena trascorsa sia mentalmente che a livello di prestazione fisica.

La musica è, per me, una sorta di ancora emotiva che mi aiuta a riprodurre esattamente la condizione di partenza (che presuppone maggiore lucidità mentale e freschezza atletica). Ovvero cerco di riprodurre fedelmente un momento ideale, una fotografia (visualizzazione) che si riproduce all’infinito, per ventidue ore al giorno, per quattordici giorni consecutivi. Le fotografie del mio attimo perfetto (flusso) sono sempre associate ad una canzone. Ascolto la stessa canzone per 22 ore, cercando di associare anche i momenti di crisi allo stato ideale della mia fotografia. In quattordici giorni di gara, in media, ascolto una ventina di canzoni. Non di più. E, anche grazie a queste tecniche, riesco ad esercitare un buon senso di controllo dell’arousal, della fatica, del dolore, e di quegli stati emotivi che potrebbero inficiare il mio risultato.

Vincenzo Catalano (www.vincenzocatalano.com) ha scritto per noi anche i seguenti articoli:

Translate »