Alessandra Campedelli è un’allenatrice di pallavolo di caratura internazionale e Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Con una carriera iniziata nel 1996, ha guidato la Nazionale Italiana Sorde a storici traguardi, tra cui l’oro europeo nel 2019 e l’argento olimpico nel 2017. Nota per il suo coraggio e la sua visione pionieristica, è stata Commissario Tecnico delle Nazionali Femminili di Iran e Pakistan, prima di approdare nel 2026 alla guida della Nazionale della Tunisia. Accanto all’impegno sportivo, Alessandra dedica la sua professionalità al sociale come docente per le attività di sostegno didattico. Autrice del libro “IO POSSO” (2025), la sua vita è oggi raccontata nel documentario “Donne di Altri Mondi”.
*
Qual è il primo errore che può fare un Coach quando lavora con persone provenienti da culture diverse? Pensare che ciò che motiva noi possa motivare chiunque. Da questa domanda è partito l’intervento di Alessandra Campedelli durante l’incontro online dedicato al tema del Coaching Interculturale organizzato da University Coaching in occasione del Contest “The Best Coach”.
Allenatrice di pallavolo, insegnante e formatrice, Campedelli ha maturato negli ultimi anni un’esperienza unica lavorando in contesti culturali molto diversi tra loro: ha allenato la Nazionale Italiana Femminile Sorde e successivamente le Nazionali Femminili di Iran e Pakistan, vivendo a stretto contatto con realtà sociali e culturali profondamente differenti da quella occidentale. Proprio queste esperienze sul campo hanno rappresentato il punto di partenza della riflessione proposta durante l’incontro: cosa cambia nel Coaching quando cambiano i significati culturali delle parole, dei gesti e della motivazione?
Nel suo intervento Alessandra ha sottolineato come il Coaching Interculturale richieda prima di tutto una revisione dello sguardo del Coach. Non si tratta solo di adattare tecniche o strumenti, ma di mettere in discussione alcune convinzioni implicite con cui spesso lavoriamo. Uno degli esempi portati riguarda il concetto di “essere visibili”. In molti contesti occidentali, incoraggiare una persona a esporsi, parlare o emergere è spesso considerato un gesto di empowerment; ma in altre culture essere visibili può avere significati molto diversi: può significare responsabilità, vulnerabilità o addirittura rischio. Per questo motivo, ha spiegato, il Coach Interculturale deve sempre porsi una domanda fondamentale: qual è il significato culturale di ciò che considero positivo?
Un secondo aspetto centrale riguarda la qualità dell’ascolto. Nel Coaching siamo spesso allenati a interpretare rapidamente i comportamenti delle persone: una reazione, un silenzio, uno sguardo diventano subito indicatori di motivazione, coinvolgimento o resistenza. Nel contesto interculturale, però, questa velocità di interpretazione può diventare un ostacolo. Alessandra ha raccontato come, lavorando con atlete provenienti da contesti culturali differenti, abbia imparato a fare qualcosa di molto semplice e allo stesso tempo molto complesso: osservare senza spiegare subito. Osservare i tempi delle risposte, il modo in cui le persone utilizzano il silenzio, la distanza, lo sguardo. Elementi che spesso vengono interpretati secondo i nostri schemi culturali ma che, in realtà, possono avere significati completamente diversi.
Un’altra dimensione fondamentale del Coaching Interculturale è la comunicazione non verbale. Allenare una squadra di atlete sorde ha amplificato questa consapevolezza: quando la voce scompare, il corpo diventa linguaggio. Il silenzio non è necessariamente distanza, così come la distanza non è necessariamente freddezza. A volte rappresentano rispetto, equilibrio o modalità diverse di relazione.
Infine, uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato il tema della motivazione. Nel Coaching occidentale siamo spesso abituati a considerare motivazioni come la crescita personale, il miglioramento individuale o la performance. Tuttavia, lavorando con atlete provenienti da contesti diversi, Campedelli ha scoperto che le leve motivazionali possono essere molto differenti: per alcune la motivazione era rappresentare la propria famiglia, per altre avere uno spazio sicuro, per altre ancora difendere la propria dignità. Da qui nasce un cambio di prospettiva importante: non chiedersi più “come posso motivare questa persona?”, ma piuttosto “che cosa per lei è già motivazione?”.
Per sintetizzare questo approccio, Alessandra ha proposto un modello metodologico semplice ma potente, riassunto nell’acronimo O.S.T. – Osserva, Sospendi, Traduci:
• Osserva ciò che accade realmente, distinguendo i fatti dalle interpretazioni
• Sospendi il giudizio immediato e i filtri culturali automatici
• Traduci il tuo stile di Coaching perché possa essere compreso e ricevuto
Perché, come ha concluso Alessandra Campedelli, non esiste una leadership universale: esiste una leadership tradotta; il compito del Coach, soprattutto nei contesti interculturali, non è adattare le persone al proprio metodo, ma creare le condizioni affinché persone diverse possano esprimere il proprio potenziale senza dover rinunciare alla propria identità.
*
*
Se vuoi contattare Alessandra Campedelli scrivi a info@universitycoaching.it
University Coaching® è un’Accademia di Alta Formazione che si impegna costantemente nella diffusione della Cultura del Coaching come strumento di Empowerment e Crescita Personale. La valorizzazione della persona, la crescita in consapevolezza, l’individuazione dell’obiettivo, sono alcune delle aree in cui il Coaching può fare la differenza.
Diventa Mental Coach Professionista e laureati in Scienze e Tecniche di Mental Coaching.
Specializzati attraverso la nostra Laurea Magistrale in Profiling Coaching®.
*

*













