Laura Novali, Coach ed esperta in benessere integrato, affianca individui, e gruppi, in percorsi strutturati di sviluppo personale e potenziamento delle risorse. Attraverso l’integrazione di alimentazione naturale, yoga e pranayama, supporta il miglioramento dell’equilibrio psicofisico, dell’energia e della qualità della performance. Integra strumenti di consapevolezza come i Tarocchi di Marsiglia e gli oli essenziali per facilitare chiarezza, allineamento e capacità decisionale. È autrice dei libri “Una ricetta veg al giorno” e “Alla ricerca della Stella” (Edizioni Enea). Il suo approccio è orientato a risultati concreti e sostenibili, favorendo autonomia, responsabilità e piena espressione del potenziale individuale.


Cosa cambia davvero quando impari a cucinare (bene)?

C’è un momento, spesso silenzioso e quasi impercettibile, in cui il rapporto con il cibo smette di essere qualcosa di automatico e diventa invece uno spazio di consapevolezza, di scelta e, in un certo senso, anche di evoluzione personale; perché imparare a cucinare davvero, a conoscere gli alimenti, la loro stagionalità, le loro proprietà e persino il loro impatto energetico sul corpo, non significa semplicemente migliorare ciò che mettiamo nel piatto, ma trasformare in modo sottile e progressivo il modo in cui abitiamo la nostra quotidianità.

Cambia il modo in cui scegli gli ingredienti, perché inizi a riconoscere ciò che ti nutre davvero e ciò che invece ti appesantisce, non solo fisicamente ma anche mentalmente; cambia il modo in cui organizzi i tuoi pasti, perché smetti di rincorrere soluzioni veloci e inizi a creare una struttura che ti sostiene nel tempo; cambia il modo in cui ti prendi cura di te stesso e delle persone che ami, perché il nutrimento smette di essere un gesto distratto e diventa un atto intenzionale, carico di presenza.

È un cambiamento sottile, ma estremamente concreto, che si riflette nella qualità dell’energia, nella chiarezza mentale e nella capacità di restare centrati anche nelle giornate più complesse. Per me è stato un processo graduale, nato inizialmente da un malessere e poi evoluto in una ricerca sempre più profonda fatta di studio, sperimentazione e ascolto, perché negli anni ho cucinato, assaggiato, insegnato e osservato, arrivando a comprendere che il cibo non è mai solo cibo, ma uno strumento potente di trasformazione personale.

Questa consapevolezza non è riservata a pochi, perché tutti noi ci confrontiamo con il cibo ogni giorno, più volte al giorno, e proprio in quella ripetizione quotidiana si nasconde una delle più grandi opportunità di cambiamento, spesso sottovalutata. Eppure, quello che si osserva è spesso una distanza profonda tra le persone e il loro modo di nutrirsi, una distanza che si manifesta in diete rigide, in tentativi estremi o in modelli copiati dall’esterno che risultano, nel tempo, difficili da sostenere perché non allineati al proprio sentire.

Non esiste una dieta miracolosa, ma esiste la possibilità concreta di costruire uno stile alimentare personale, capace di evolvere insieme a noi, e per farlo servono studio, disciplina e soprattutto esperienza diretta, quella che nasce nel momento in cui torniamo a mettere le mani nel nostro cibo. Ed è proprio qui che la cucina smette di essere teoria e diventa pratica. Anche nelle giornate estive, quando il corpo chiede leggerezza ma senza rinunciare al gusto, bastano pochi ingredienti scelti con cura per creare qualcosa di semplice e profondamente nutriente, come nel caso di uno tzatziki vegetale, fresco e cremoso, capace di accompagnare verdure crude, piatti unici o momenti di condivisione.

TZATZIKI VEG

• 250 g di yogurt di soia al naturale

• 2 cetrioli

• olio extravergine di oliva

• pepe

• aceto di mele

• sale qb

Mondate e sbucciate i cetrioli, quindi grattugiateli finemente e salateli leggermente, lasciandoli riposare in un colino e pressandoli per eliminare l’acqua in eccesso; nel frattempo lavorate lo yogurt con olio e aceto, poi unite il cetriolo e mescolate fino a ottenere una consistenza omogenea, lasciando riposare il tutto in frigorifero per almeno mezz’ora, affinché i sapori possano amalgamarsi e stabilizzarsi.

Preparazioni come questa insegnano qualcosa di essenziale: la semplicità, quando è consapevole, non è mai banale, ma diventa uno spazio in cui il corpo riconosce immediatamente ciò che gli fa bene. Allo stesso modo, anche piatti più strutturati possono mantenere leggerezza ed equilibrio, come una farinata di ceci arricchita da verdure di stagione ed erbe aromatiche, che unisce nutrimento e soddisfazione senza appesantire.

FARINATA DI CECI ALLE ZUCCHINE E MENTA

• 150 g farina di ceci

• 450 g acqua

• 2 zucchine

• qualche foglia di menta tritata

• 1 cucchiaino scarso di sale

• 5 cucchiai di olio extravergine di oliva

Dopo aver lasciato in ammollo la farina di ceci con l’acqua per almeno due ore, mescolate fino a ottenere una pastella liscia, aggiungendo poi sale, zucchine tagliate sottili, menta e olio; versate il composto in una teglia precedentemente scaldata e unta; quindi, cuocete a 220° per circa venti minuti, lasciando poi intiepidire prima di servire.

Ciò che conta davvero non è la singola ricetta, bensì l’atteggiamento con cui ci si avvicina al cibo, perché dietro ogni scelta alimentare si muovono dinamiche profonde legate al bisogno di compensare, di riempire, di alleggerire o di ritrovare ordine. Imparare a cucinare diventa allora anche un modo per osservare questi meccanismi con maggiore lucidità, trasformando un gesto quotidiano in una pratica di consapevolezza.

È interessante osservare come tutto questo emerga con forza anche nei percorsi di Coaching e nelle attività di Team Building in cucina, dove il cibo smette di essere soltanto preparazione e diventa uno specchio estremamente preciso del nostro modo di agire, decidere e relazionarci. In cucina si impara rapidamente che non basta avere idee brillanti: serve organizzazione, capacità di stabilire priorità, gestione del tempo, ascolto reciproco e chiarezza nella comunicazione. Bisogna scegliere gli ingredienti giusti, ottimizzare risorse e costi, coordinare energie diverse e mantenere lucidità anche quando qualcosa cambia all’ultimo momento. Esattamente ciò che accade nei contesti professionali e nella leadership quotidiana.

Un team che cucina insieme scopre molto velocemente le proprie dinamiche profonde: chi tende a controllare tutto, chi fatica a delegare, chi perde il focus sotto pressione, chi riesce invece a mantenere calma e visione d’insieme. Ed è proprio attraverso un’attività concreta, apparentemente semplice, che emergono competenze fondamentali come adattabilità, presenza, collaborazione e capacità decisionale. Per questo la cucina può diventare uno straordinario strumento di coaching esperienziale, perché obbliga a trasformare teoria e intenzioni in azioni immediate e misurabili. Alla fine, il risultato è visibile a tutti: un piatto funziona oppure no. Ma il vero valore non è soltanto il risultato finale, bensì il processo che ha portato a costruirlo. E quando questo accade, i benefici si estendono ben oltre il momento del pasto: l’energia diventa più stabile, la mente più chiara, il corpo più reattivo e anche la qualità delle decisioni quotidiane cambia, perché si riduce il rumore e aumenta la centratura.

L’estate, con i suoi ritmi più lenti e la sua naturale apertura, rappresenta il momento ideale per iniziare questo tipo di percorso, senza rigidità ma con intenzione, lasciandosi guidare dalla curiosità e dal desiderio di stare meglio. Perché, in fondo, ogni cambiamento reale nasce sempre da gesti semplici, ripetuti nel tempo, fino a diventare parte integrante della propria vita.

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Se vuoi contattare Laura Novali scrivi a info@universitycoaching.it

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University Coaching® è un’Accademia di Alta Formazione che si impegna costantemente nella diffusione della Cultura del Coaching come strumento di Empowerment e Crescita Personale. La valorizzazione della persona, la crescita in consapevolezza, l’individuazione dell’obiettivo, sono alcune delle aree in cui il Coaching può fare la differenza.

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