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Premessa: il Coaching che ho vissuto davvero
Nella mia esperienza professionale ventennale in diverse realtà corporate pubblico/private sia italiane che internazionali, fatta eccezione per il corso di altissimo valore organizzato da Mental Training Italy – con cui ho conseguito la certificazione – ho raramente frequentato corsi chiamati esplicitamente “coaching” in senso stretto. Eppure, ho beneficiato profondamente di percorsi che integravano il Coaching in modo serio e strutturato. Al contrario, ho molte volte anche incontrato iniziative che si definivano Coaching, ma che ne tradivano completamente la sostanza, contribuendo a una certa diffidenza del management, nonostante l’apprezzamento personale verso questo strumento. Il paradosso è noto: “Il Coaching mi piace, ma non investirei budget aziendale su questo.” O anche la grande diffidenza che esiste talvolta rispetto al Corporate Coaching: ‘Vale mille volte di più quanto puoi apprendere nel corso di un pranzo con il fondatore di una start up, che da un corso di coaching’.
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Quando il Coaching funziona
Guardando retroattivamente alle esperienze di Coaching vissute, a distanza di anni, ciò che resta davvero è chiaro:
- il Coaching funziona quando è parte di programmi di sviluppo voluti dal management;
- ciò che sedimenta nel tempo riguarda auto-consapevolezza e mindset;
- i migliori formatori sono spesso anche Coach;
- l’auto-apprendimento guidato è la modalità più efficace nel lungo periodo.
Il Coaching crea valore quando è integrato, non quando è accessorio.
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Il contesto: futuro liquido, bisogno umano
Parlare oggi di Futuro del Coaching significa farlo in uno scenario segnato da:
- crescente incertezza geopolitica
- automazione e digitalizzazione
- nuove barriere e protezionismi
- crisi e contrazione degli investimenti sulle soft skills.
Viviamo un futuro sicuramente liquido, a tratti plumbeo. Eppure, proprio mentre acceleriamo verso il futuro delle macchine, diventa evidente che l’unico vero vantaggio competitivo non automatizzabile resta l’essere umano. Da qui il bisogno urgente di un nuovo umanesimo organizzativo. Il Coaching è richiesto, la sua validità è dimostrata in molti ambiti della vita. Eppure, nella mia esperienza, persiste una diffidenza del management, come se il Coaching fosse ancora un personaggio in cerca di autore.
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Il Coach del futuro in azienda: oltre il ruolo, verso il sistema
Vorrei quindi proporre alcune piste di riflessione sul profilo del Coach del Futuro in ambito aziendale.
1. Specializzazione e posizionamento
Il Coach del Futuro deve profilarsi, specializzarsi, studiare. Il generalismo non regge più. L’esperienza del Coaching ed il suo know-how, che va tutt’uno con la sua autorevolezza, diventa un elemento imprescindibile per garantire serietà ed efficacia all’intervento di Coaching.
2. Coaching come acceleratore di cambiamento
Il Coaching in azienda funziona bene e funziona meglio se:
- è collegato agli obiettivi strategici
- è integrato nei processi HR e di performance
- supporta il cambiamento organizzativo
- è misurabile in termini di impatto.
3. Pari a pari con il management, in rete con altri professionisti
Niente complessi di inferiorità, ma nemmeno torri d’avorio. Il Coach deve saper dialogare alla pari con il management, senza isolarsi, lavorando in alleanza e partenariato funzionale con psicologi, formatori e consulenti.
4. Coaching vs Mentoring: una distinzione superata
Un Coaching efficace può essere rafforzato da trasferimento di conoscenza e know-how. Il Mentoring può rappresentare un eccezionale strumento complementare al Coaching, in grado di ‘scaricare a terra’ e fornire una bussola concreta di apprendimento ed empowerment.
5. Coaching e AI
Tema imprescindibile e troppo vasto per essere ridotto all’interno di un ‘bullet point’. L’AI va vista come strumento di supporto al lavoro del Coach, non come alternativa alla relazione. “Embrace it rather than fight it“.
6. Valore e accountability
Il tempo è poco. Le aziende chiedono ROI, responsabilità e impatto, senza snaturare l’essenza del Coaching. Gli interventi di Coaching in azienda devono essere misurabili e capaci di fornire al management aziendale un quadro preciso di deliverables e KPIs. In assenza di una griglia di valutazione e impatto, gli interventi di Coaching sono destinati ad evaporare facilmente.
7. Executive Coaching e scalabilità
L’Executive Coaching non sempre genera un reale effetto cascata a beneficio del resto dell’azienda. La scalabilità resta una sfida, dove AI, micro-credential e percorsi brevi possono aiutare, pur con limiti evidenti.
8. La porta di ingresso del Coaching in azienda
Il Coaching entra più facilmente in azienda quanto più è conosciuto e riconosciuto dai vertici. Il ruolo del CEO e del top management è decisivo: quando la leadership ha familiarità con il Coaching – anche grazie a percorsi HR evoluti – il Coaching smette di essere percepito come “soft” e diventa leva strategica.
9. Peer-to-peer coaching e nuovo ruolo del Coach
Il Coaching può e deve entrare stabilmente e culturalmente nell’organizzazione. Per democratizzare il Coaching e diffonderlo strutturalmente anche tra funzionari e quadri, è necessario creare competenze di Coaching in House. Il Coach del Futuro non necessariamente come attuatore in prima persona, ma come supervisore e facilitatore del cambiamento.
10. Certificazione
Il Coaching può andare oltre l’intervento spot e diventare:
- un termometro del benessere organizzativo
- un indicatore della salute dell’azienda
- un segnale di qualità e talent retention e acquisition.
- un parametro chiave per la valutazione di impresa e l’attrazione di investimenti.
Da qui l’idea di una certificazione CSR del Coaching: come con le batterie green, non conta solo che il Coaching esista, ma come viene praticato e con quali standard.
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Una Visione per il Futuro
Il Coaching aziendale, lungi da essere percepito come un lusso ed una moda, ha la potenzialità di diventare una infrastruttura culturale delle organizzazioni. Un benefit strutturato, al pari di altri strumenti di benessere organizzativo. E come tale, riconosciuto e certificato. In un mondo sempre più tecnologico, il Coaching sarà ciò che permetterà alle aziende di restare profondamente umane. Non un accessorio, ma un segnale di maturità organizzativa.
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Se vuoi contattare Stefano Arciprete scrivi a info@universitycoaching.it
University Coaching® è un’Accademia di Alta Formazione che si impegna costantemente nella diffusione della Cultura del Coaching come strumento di Empowerment e Crescita Personale. La valorizzazione della persona, la crescita in consapevolezza, l’individuazione dell’obiettivo, sono alcune delle aree in cui il Coaching può fare la differenza.
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