Giuseppe Giordano, Dottore in Scienze e Tecniche di Mental Coaching presso la nostra Università, ha superato la fase di qualificazione per la partecipazione al Contest “The Best Coach”. Ai seguenti link il Regolamento ed i Professionisti Partecipanti.

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“Nasco professionalmente Ufficiale Chimico-Farmacista dell’Esercito, e, frequentando da giocatore il campo da Tennis, ho scoperto l’importanza della mente nel determinare il successo e il benessere personale. Ho intrapreso, quindi, uno studio approfondito sul ruolo della Mente e sulle tecniche per svilupparne l’utilizzo, conseguendo diverse certificazioni in ambito Mental Coaching, frequentando Master, patrocinati dalla Associazione Italiana Psicologia dello Sport, fino a concludere il mio percorso di formazione con la Laurea in “Scienza e Tecniche di Mental Coaching” presso l’Università Popolare degli Studi di Milano.
La mia esperienza nel campo del tennis, in qualità di giocatore, di Istruttore della Federazione Italiana Tennis, di Direttore Sportivo di diverse realtà polisportive, e continui aggiornamenti, mi hanno permesso di sviluppare esperienze e competenze variegate che mi hanno consentito di scoprire varie modalità di approccio alle situazioni sportive, da coniugare con altre realtà quotidiane, per i più giovani e per gli adulti.
L’esperienza professionale e militare, con la partecipazione a diverse operazioni umanitarie all’estero (Albania, Kosovo, Afghanistan), in condizioni “extra quotidiane”, intense ed estreme, mi ha poi fornito ulteriori occasioni per comprendere e sviluppare dinamiche e strategie mentali tipiche di individui (e team) con prospettive rivolte alla socializzazione e al confronto con realtà diversamente impegnative, all’interno delle quali risulta fondamentale impegnarsi a superare i limiti e a eccellere nei rispettivi ambiti di competenza.
Da Mental Coach, il mio desiderio è quello di consentire ad atleti, professionisti, “persone comuni”, di scoprire le proprie capacità mentali, per consentire, affinando la consapevolezza, l’autostima e la forza di volontà di cui è dotato ciascuno di noi, un approccio più consapevole alla quotidianità ed un miglioramento continuo delle prestazioni e del benessere mentale, affrontando le sfide con maggiore fiducia e resilienza.
Il mio metodo di intervento “S.P.E.C.I.E.”, che applico universalmente in tutti gli ambiti, adeguandolo ai singoli soggetti, si propone di scandire il mio intervento stimolando la Scoperta di se stessi e delle opportunità, la Progettazione della propria Road Map, l’Esecuzione del percorso studiato, il Controllo del rispetto delle tappe previste e della rispondenza dei risultati a quanto predisposto, l’Intensificazione dell’attività in virtù dei successi ottenuti, e la Emotivazione, termine che deriva dall’Emozione, che scaturisce ogni qualvolta raggiungo l’obiettivo prefissato, e la Motivazione, che provo per andare incontro a nuove e stimolanti emozioni.
Il mio modo di interpretare l’approccio alle situazioni a cui ogni individuo si espone, nella propria vita, e la metodologia per sviluppare la consapevolezza di se stesso e programmare e sviluppare le proprie prospettive, sono state oggetto di interventi e discussioni, a cui sono stato invitato a prendere parte, e di convegni ed eventi che ho promosso.”
La mia Filosofia di Mental Coach, il mio obiettivo, è rendere le persone capaci di riconoscere le proprie qualità, le proprie doti, i propri limiti, e impegnarsi perché queste caratteristiche trovino adeguato riscontro nell’organizzazione della propria vita sociale, professionale, sportiva, nel costruirsi obiettivi adeguati, sulla base delle competenze e delle offerte, delle opportunità e delle difficoltà che l’ambiente esterno propone. Tutto questo prende il via dalla capacità di conoscere la propria indole, la personalità, che, in continuo adeguamento alle situazioni, deve costituire il punto di riferimento per disegnare le aspettative.
Mi è capitato di concretizzare questa dinamica con una allieva, tennista di 13 anni, che, grazie alla sua dedizione, alla sua fiducia e alla collaborazione, mi ha dato la conferma di quanto il supporto di un Mental Coach (in un’età così importante per la crescita fisica e mentale) possa risultare utile per consentire al soggetto di procedere in un percorso di sviluppo della propria personalità e di crescita in funzione di essa.
Francesca, questo il nome della mia allieva, si è presentata con notevoli prospettive fisiche (alta 175 cm), discrete capacità tecniche, ma un po’ confusa nell’approccio all’attività sia in termini di stile di gioco da realizzare che di strategie. Il lavoro che abbiamo svolto è partito dalla scoperta delle proprie capacità, dei desideri, del piacere di esprimersi in campo, per poi procedere allo sviluppo della tecnica, orientandola ed adeguandola a quello che sarebbe poi diventato il suo modo di sentirsi Tennista. Nella pratica siamo partiti dal suo giocare a tennis attuale, per realizzare un modo di giocare che lei potesse sentire e riconoscere “effettivamente suo”, che rispecchiasse il modo di essere.
Per far questo, inizialmente, in allenamento, non ci siamo preoccupati del risultato, ma solo della performance, soffermandoci sulle sensazioni e sulle emozioni che scaturivano dalla posizione in campo e dalla sensazione dell’impatto; abbiamo iniziato a capire come adeguare l’approccio fisico sulla palla a questa ricerca di sensazione; come sviluppare una tecnica che, in virtù della emergente personalità, favorisse l’approccio con assoluta determinazione alla palla, garantendosi il rispetto del proprio desiderio di “decidere cosa fare” e, soprattutto, “decidere il destino della propria avversaria” (impedendole di prendere l’iniziativa), sempre con l’obiettivo comunque di non esporsi a eccessivi rischi ed errori.
Abbiamo lavorato sotto il profilo fisico (maggiore reattività dei piedi e una più evidente esposizione delle spalle per andare a incontrare la palla) e questo ha permesso di sviluppare l’intenzione di cercare la palla, fondamentale per dare un significato costruttivo ad ogni singolo colpo. Per ottenere questo, abbiamo lavorato per velocizzare l’interpretazione della palla in arrivo, utile per anticipare la creazione di un progetto di colpo da sviluppare, in base al quale decidere l’approccio fisico e tecnico alla palla.
Tutto questo lavoro ha consentito a Francesca di scoprire come preparare il colpo (avendo impostato con anticipo il progetto da sviluppare sulla palla in arrivo), come trovare i giusti appoggi sul terreno, come dare vita alla sensazione appagante di impattare, di “sentire” il colpo. Abbiamo, così, cercato di modificare la consuetudine di preoccuparsi soltanto di arrivare sulla palla (dovendosi “accontentare”, poi, oramai prossimi all’impatto, di sviluppare un’idea difensiva), in una sempre più marcata predisposizione, invece, a realizzare un progetto, studiato mentre la palla sta arrivando.
Tutto questo si è riflettuto sulla possibilità di provare soddisfazione nel colpo in esecuzione e realizzare così il desiderio di essere sempre protagonista delle sue scelte.
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