Stefania Pocobelli, classe ’83, laureata in Economia e Management per l’arte, la cultura e la comunicazione alla Bocconi con la tesi “Il management creativo influenza la creazione artistica? – Il modello di business di Elio e le Storie Tese“. Dal 2009 lavora per il Gruppo Mediobanca ed è Senior Executive Assistant in CheBanca! Coordina le agende e la vita professionale del management apicale, facilitando la comunicazione tra i vari livelli dell’organizzazione. Gioca a pallavolo da quando aveva 6 anni ed ora fa parte della squadra aziendale del Gruppo. Ha 3 figli, un compagno, un cane e due gatti.

Stefania ci presenta un estratto del suo Progetto Finale per divenire Mental Coach Professionista.

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Il Coaching mi ha aiutata ad acquisire la giusta consapevolezza e gli strumenti adeguati a mettermi continuamente in discussione in maniera positiva e… Agire! Sono una persona coerente, con dei solidi valori, una buona capacità comunicativa e con il giusto pragmatismo. Mi sono costruita, anche con l’aiuto di mio padre e dei miei amici, una buona autostima e mi considero equilibrata nelle decisioni. Faccio del “buon senso” il mio stile di vita, nel rispetto, di tutti e tutto ciò che mi circonda. Il Coaching mi ha aperto gli occhi, mi ha permesso di coltivare costantemente il mio dialogo interno in chiave positiva perché, per molto tempo, ho preteso molto da me stessa e mi sono trovata a non riuscire a chiedere l’aiuto di cui necessitavo. Essere una persona curiosa di natura, mi ha permesso di mettermi in discussione e di portare alla luce, tutte quelle questioni che sono state nell’ombra. Posso quindi affermare che: il Coaching mi ha aiutata a mettere luce sulle mie ombre. Sono sempre stata una persona coerente e il Coaching mi ha dato quella carica necessaria per continuare a coltivare quella coerenza che necessitavo.

Qual è la mia Mission? Aiutare i genitori a diventare i Coach dei propri figli, a creare il giusto spirito di squadra! A creare un nuovo stile di vita in cui gli strumenti vengono assorbiti in maniera naturale e rafforzano i legami personali. Le persone coerenti di solito generano un forte senso di fiducia, perché non mostrano una faccia diversa dalla loro né si sforzano di fingere o mascherare quello che stanno provando. Sanno ascoltare quello che succede dentro di loro e sono in grado di accettarlo, senza mentire a sé stessi o agli altri.

Il Family Coach è il Coach per le famiglie e, soprattutto, per i genitori, i quali, si rivolgono a questa figura per migliorare la relazione con i figli e farli crescere con una sana autostima ed uno stile positivo; imparare a comunicare con i figli, per diventare genitori efficaci, autorevoli e sicuri. L’obiettivo del Family Coach è quindi: aiutare i genitori (ma anche i nonni ed i parenti in senso stretto) a prendere consapevolezza ed a vedere se ciò che fanno oggi è coerente con i loro desideri e obiettivi, considerando che, potrebbero essere diversi da quelli dei loro ragazzi. Essere un genitore è già difficile di per sé, essere un buon genitore lo è ancora di più.

Secondo me, il genitore con la G maiuscola: sa ascoltare i figli, sa comunicare con loro, sa essere autorevole senza essere autoritario, sa mediare, sa insegnare ai figli ad avere una forte autostima, ma soprattutto, sa essere un genitore coerente. Imparare ad essere un genitore coerente significa riuscire a trasmettere l’amore, la fiducia, l’autorevolezza, il senso di autostima, il significato del rispetto. Non si lavora in nessun modo sul passato delle persone, si parte dalla situazione attuale in modo da lavorare sul presente con un orientamento verso il futuro.

C’è un grande senso di inadeguatezza e ci sono persone, spesso le mamme, per le quali è estremamente difficile chiedere aiuto: pensano che ci sia qualcosa di sbagliato se non riescono a fare le mamme. Non c’è, dalle generazioni precedenti, lo stimolo verso le mamme più giovani a cercare aiuto. C’è la tendenza a dire: io l’ho fatto, quindi lo puoi fare anche tu. I nostri genitori hanno fatto ciò che potevano con i mezzi a loro disposizione in quel momento, ma oggi sappiamo molto di più sullo sviluppo e sulla mente. Inoltre, il contesto era nettamente differente, magari si era più liberi da occupazioni, ambizioni, non esistevano i social… Insomma, nessuno va giudicato, non deve esserci oggi questo stigma nel chiedere aiuto, né si deve vedere con sospetto, come capita spesso ai genitori maschi, la presenza di una figura estranea alla famiglia.

Non vado da nessuno a dire cosa dovrebbero fare, ma li aiuto a “cambiare strategia mettendosi in gioco”. Il genitore ha bisogno di strumenti pratici per ridefinire il proprio ruolo. È anche una fase in cui ci si interroga maggiormente sul tipo di educazione e comunicazione che si vuole mettere in atto. Vengono a galla tutti gli insegnamenti e le deformazioni del passato. È un processo naturale perché, anche noi adulti, prima di essere genitori, siamo stati indirizzati dai nostri genitori. Ed in questo, il nostro inconscio svolge un ruolo fondamentale: tendiamo a ripetere dei meccanismi che, spesso, sono dettati da una confort zone che ha funzionato per chi ci ha preceduto ma, non è detto che funzioni per noi. Quando la loro personalità inizia a emergere, i bambini ci mettono davanti ai nostri limiti come niente al mondo: a volte sembra di sbattere contro un muro. E questo continua, finché non diventano adulti: è un ciclo continuo di trasformazione e cambiamento. E qui, il Coaching, assume un ruolo fondamentale, aiutando a: migliorare l’ascolto e la comunicazione con i figli e con l’altro genitore e dare giusta visibilità ai figli; a creare un dialogo interno positivo nell’ottica di un comportamento sano e ottimista; a riconoscere i bisogni dei figli e le loro potenzialità e talenti; a trovare i mezzi personali per aiutare i figli a sviluppare queste potenzialità; a trasmettere la capacità di agire (e non di reagire) alle difficoltà; a creare empatia; a gestire le lodi ed i rimproveri perché siano sempre costruttivi; a creare un ambiente sano e positivo in casa; ad essere un genitore autorevole, il che implica, creare regole giuste ed efficaci per i figli e la famiglia in generale.

Il mio Progetto si basa sulla collaborazione con Istituti scolastici di primo e secondo grado e associazioni sportive, in modo da dare un supporto a 360 gradi agli atleti. Il focus rimane sui bambini/ragazzi con un supporto concreto alle loro famiglie, avendo come obiettivo comune l’armonizzazione tra bisogni/obiettivi/potenziale di tutta la famiglia. Il Progetto sarà su base annuale con riferimento all’anno scolastico/sportivo: le sessioni di gruppo saranno due (una ad inizio mese ed una a metà) per poi proseguire con una al mese. Dureranno 60 minuti ed agli incontri potranno partecipare uno o entrambi i genitori. Nel caso di competizioni/esami/prove varie, ci sarà compilazione della scheda “Family Match” entro le 24h dalla chiusura del match del figlio/a. Nel caso ci sia la volontà ad approfondire, ho pensato ad un percorso parallelo che includa anche delle sessioni esclusive per famiglia in modo da affrontare la tematica per singola famiglia.

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