Naomi Bondi, si è certificata Mental Coach Professionista a maggio 2023 con il massimo dei voti, presentando il suo progetto “Parental Coaching”, da cui è possibile qui di seguito leggere un estratto. Nella vita di tutti i giorni è mamma ed educatrice d’infanzia, e questi due aspetti le hanno dato lo spunto per la riflessione analizzata e sviluppata in progetto. Ha praticato fin dalla tenera età tanti sport, come pallavolo, pilates, agility dog, beach volley…  Avvicinatasi alle Discipline Bio Naturali, è recentemente diventata Educatrice Olistica ed Operatrice Reiki di Primo Livello.

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Un antico proverbio africano recita: “Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”. Crescere e avere cura di una persona è un lavoro continuo, quotidiano, complicato, impegnativo e importante e nessuno dovrebbe mai essere lasciato solo in questo. Nel 2020 e fino all’ottobre 2021, 734 mila neonati sono venuti al mondo circondati da adulti spesso coperti in volto dalle mascherine e, fatta eccezione per periodi in cui le misure di contenimento della pandemia sono state allentate, hanno vissuto in un mondo chiuso e proiettato all’interno dei nuclei familiari. Hanno percepito a volte le tensioni dei genitori per la salute e le difficoltà da affrontare e, soprattutto per i bambini nati nei contesti più svantaggiati, sono venuti a mancare degli importanti stimoli che avrebbero potuto ricevere da una dimensione sociale più allargata. Ai rischi e ai timori per la salute si è subito aggiunto anche il disagio materiale (sul fronte del lavoro, del reddito, dell’organizzazione familiare) e quello emotivo (legato alle difficoltà nelle relazioni sociali e all’incertezza nei confronti del futuro).

Gli ultimi anni purtroppo hanno avuto quindi come segno distintivo la solitudine, giustificata in quanto necessaria per la salute fisica di tutti a discapito però del benessere. La solitudine delle persone anziane, la solitudine dei giovani e la solitudine delle famiglie, alcune delle quali stavano appena nascendo. L’isolamento non permette il sostegno, non permette il confronto e non permette la cura vera e profonda che una famiglia che si sta allargando necessita. Le famiglie hanno così sperimentato una ingente scarsità di risorse e supporti in uno dei loro momenti più delicati e importanti. Gli anni della pandemia hanno messo a dura prova tutti, richiedendo l’accettazione di restrizioni per tutelare la salute togliendo la socialità dalla vita di ognuno. L’assenza di contatto, di sport, di esperienze nuove e gratificanti con altre persone ha portato ad una chiusura importante e drastica nelle relazioni. Vediamo così gli effetti di tutto ciò. Troviamo persone che dentro di sé portano le conseguenze di questa chiusura che continua a influenzare il loro modo di leggere ma soprattutto di vivere certe situazioni; all’opposto vediamo persone che sono “esplose” in una grande richiesta e ricerca di contatto e supporto manifestando in maniera non del tutto consapevole una sofferenza provata e non sempre vissuta.

Aspettare l’arrivo di un figlio ti coglie sempre impreparato e sempre così sarà. Non sarai mai la persona che volevi essere in quel momento e mai andrà come desideravi o immaginavi, perché non sei più tu e il tuo compagno, tu e la tua vita, ma sarete voi. Voi sarà per sempre il pronome personale che vi definirà. Potrai essere la persona più preparata ed equilibrata del mondo, ma questa nuova vita ti porterà disordine per crearne uno nuovo. Tutto ciò sarà oltre ogni aspettativa sotto tutti gli aspetti. Più difficile e più bello di quanto chiunque abbia mai potuto pensare. Ed è proprio quando ti perdi nell’accogliere il frutto del tuo amore che hai bisogno di qualcuno che sia lì!

Tra le paure più frequenti che si potevano sperimentare in gravidanza durante l’emergenza epidemiologica da Covid-19 troviamo anche contrarre il virus, finire in terapia intensiva, poter trasmettere il virus al feto, paura dell’isolamento, non poter eseguire regolarmente i controlli medici, non poter vedere i propri cari e trovarsi da sola al momento del parto. L’ansia che gli ospedali e i contesti sanitari in generale non siano più luoghi sicuri, metteva i neo-genitori in crisi poiché ad ogni piccolo dubbio erano costretti a dover evitare visite in ospedale o in ambulatorio e ad accontentarsi di mere consultazioni telefoniche. Le paure sperimentate durante la gravidanza aumentano all’avvicinarsi del termine. Il timore del parto, ad esempio, presente soprattutto con il primo figlio, durante questo singolare periodo sembra essere aumentato notevolmente. In condizioni di normalità queste paure potremmo definirle fisiologiche ma, durante questo periodo, venivano esacerbate dall’isolamento che porta la futura mamma ad un costante rimuginio su quello che potrebbe accadere.

Isolate dal resto della famiglia, molte donne hanno sperimentato, insieme ai vari disagi fisici conseguenti al parto, disagi psicologici tra cui ansia e depressione. Un’associazione tra covid e depressione è stata già osservata come conseguenza della pandemia indipendentemente dall’esperienza della maternità. A ciò si aggiunge, durante le restrizioni, la paura di accudire il bambino senza il sostegno di nessuno, lasciando il desiderio di confronto inespresso. L’inesperienza, in un momento così delicato come il post-partum e in un contesto di isolamento fisico, può sfociare in un profondo senso di solitudine ed inadeguatezza sia della madre che del padre, e può influire negativamente sul rapporto di coppia.

Quando diventi genitore, se possibile, diventi ancora più figlio, senti ancora più forte quel legame e quel bisogno che naturalmente l’uomo ha. La socialità. L’uomo è un animale sociale e in quanto tale necessita di legami d’affetto per sopravvivere, ma più di tutto per rendere la vita degna di essere vissuta. Un nuovo arrivo in famiglia, e quindi il modificarsi di quest’ultima, è destabilizzante. Si organizza la giornata di volta in volta, momento per momento cercando di fare del proprio meglio. È sempre stato così e così sempre sarà. Ma è innegabile che la pandemia, come spiegato prima, abbia scosso la situazione rendendola ancora più complicata, motivo per cui ritengo sia necessario intervenire per fornire aiuti e strategie che portino all’acquisizione di competenze fondamentali per il benessere del singolo e delle famiglie.

La mia idea è quella di creare un percorso che affianchi e aiuti le famiglie nella gestione di loro stesse così da raggiungere un equilibrio e delle competenze capaci di portare leggerezza e serenità, dove spesso troviamo pesantezza e difficoltà. Questo progetto pensa in primis ai genitori ma i suoi raggi toccano i figli, e tutte le figure che fanno parte del viaggio di una famiglia. Può così toccare i nonni, gli zii e i genitori stessi nell’essere figli. I punti di vista sono tanti come le figure che interessano un nucleo familiare, e ritengo sia fondamentale non sentirsi mai soli. È un lavoro di squadra e come tale composto da molti attori che ogni giorno devono operare e cooperare.

Quando penso al mio coachee vedo dei bisogni celati che hanno necessità di un aiuto per essere visti e risolti, per diventare coscienti. Vedo delle persone in difficoltà che riversano sui figli i propri problemi. Vedo un contesto in emergenza. Ritengo sia di primaria importanza ascoltare queste richieste, accogliere il bisogno di essere compresi e non giudicati e il desiderio di condivisione e confronto come risorsa.

Come possiamo sostenere queste famiglie? Come possiamo renderle competenti e consapevoli? Come possiamo dare loro strumenti per vivere le proprie emozioni e raggiungere il benessere? Come possiamo affiancarli nel loro viaggio dell’eroe? Come possiamo portare gratitudine nella loro vita? Come possiamo aiutarli a gestire le proprie emozioni così da poter supportare quelle del figlio?

Questo percorso lo dedico a tutte le famiglie, e singoli genitori, a cui capita di sentirsi sbagliati, non un “bravo genitore”, in difficoltà nel gestire le proprie emozioni e non a proprio agio con esse, di sentirsi sopraffatto dal ruolo, di sentirsi di essere stretto in quella specifica definizione “mamma” o “papà”, di non sentirsi a proprio agio nell’immagine di genitore che ci rimanda e chiede la società.

Ritengo di poter offrire al mio coachee un progetto che lo accompagni a costruire una sana relazione con se stesso e con chi gli sta attorno; a creare e mantenere il proprio benessere; a conoscere se stessi e le proprie emozioni e la conseguente gestione; riorganizzare il proprio dialogo interno e il proprio pensiero trasformandolo in positivo e funzionale. Utilizzare la psicologia positiva per portare gratitudine nella propria vita; portare equilibrio dentro di sé; vedere le proprie potenzialità; definire e organizzare una strada per il raggiungimento dei propri obiettivi che siano specifici, misurabili, orientati, realistici, definiti temporalmente e sotto il nostro potere; realizzare le performance importanti; capire i propri ruoli e la proprie priorità.

Tra gli strumenti da me proposti ho pensato di utilizzare dei cartoni animati specifici, che vista la delicatezza del tema trattato e dei soggetti in questione, ritengo possano aiutare il rispecchiarsi e di conseguenza poter iniziare un percorso di conoscenza di noi stessi e dei nostri comportamenti. Inoltre può essere uno strumento che può avvicinare i genitori ai rispettivi figli, riflettendo su se stessi e sul proprio essere genitori, passando un piacevole, e diverso, momento insieme.

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