Consiglierei il percorso da Mental Coach proposto da Bocconi Sport Team dell’Università Bocconi, diretto da Amanda Gesualdi e Alberto Biffi, a chiunque, non soltanto a chi pratica una disciplina sportiva, agonistica e non, ma anche alla semplicissima persona che vorrebbe incentivare le qualità che possiede al fine che più gli si addice o, scoprirle se già non ne è a conoscenza. Mi sono avvicinata a questa scelta volenterosa di mettere in discussione le conoscenze che possiedo nel campo psicologico. La bellezza che ho scoperto in questo percorso è stata il notare che nei confronti dell’individuo ci si poneva in termini di scoperta sinergica. Non c’è stata alcuna leva nei confronti degli elementi negativi ma un flusso continuo volto alla scoperta di sé. A conclusione del percorso che si è snodato in incontri mensili nei weekends c’è stato chiesto di stendere un lavoro di tesi che poteva toccare qualsiasi argomento.

Quello che si è materializzato nelle righe digitali è stata una fusione tra un viaggio introspettivo e l’aver applicato il Mental Coaching al contesto lavorativo. Il mio percorso inizia in primis come atleta presso l’Accademia Tennis e Sport Olistico diretto da Amanda; qui ho appreso come il corpo è lo strumento delle emozioni, queste ultime non sono mai sbagliate e sono la prova di come viviamo e percepiamo un’esperienza. Questo nuovo modo di “vivere” e “vivermi” è stato mezzo di indagine, tante domande si sono susseguite e si susseguono e il mettere in discussione tutto l’operato svolto in 26 anni della mia vita non è tardato ad arrivare. Così a catena ho iniziato da atleta a svolgere il tennis in maniera diversa rendendomi conto di processi psicologico-emotivi fino ad allora analizzati solo razionalmente e ad insegnare la stessa disciplina in maniera diversa.

Un lavoro che ho sempre etichettato negativamente, l’insegnate di tennis, mi ha permesso di rivalutare l’idea che mi ero fatta di una disciplina che fino a quel momento avevo praticato stando dall’altra parte della rete, come allieva. La rivalutazione e perciò la messa in discussione di un operato sino ad allora troppo rigido mi è stata possibile grazie alle basi che ho iniziato ad apprendere attraverso il percorso da Mental Coach. Ho iniziato a lasciar fare, libero spazio alla creatività dei ragazzi che avevo tenuto ancorati a schemi rigidi, ingabbiati prima in schemi motori e poi nella tristezza e noia mentale. Mi sono posta al loro livello con la consapevolezza di essere dalla loro parte e essere una loro parte; rispecchiano ciò che io gli dò e se sino ad allora avevo avuto dall’altra parte della rete facce tristi e corpi intorpiditi, la causa potevo essere anche io. Allora ho iniziato a chiedere loro cosa avrebbero voluto fare, a sorridere un po’ di più e a sentirmi parte della loro vita, intesa all’interno di un campo da tennis. Il mio linguaggio dall’imposizione “devi”, è stato traslato al “potresti”, ho iniziato a dare loro fiducia e magicamente ho notato che biunivocamente le energie che si respiravano erano positive e costruttive. Ho iniziato a crescere con loro, potevo apprendere da loro. Mi hanno permesso di capire che il risultato non dipende che in minima parte dalle tue doti tecniche. Quello che conta è il tuo modo di pensare e così se nelle giornate di insegnamento trovavo qualcuno che non riusciva a colpire la palla affiancandosi alla rete, non importava, visto che in quel modo e in quel momento riusciva ad esprimere il suo massimo potenziale. Prendersi cura dell’altro ha rappresentato il prendersi cura anche di sé stessi.

Quando F., un ragazzo seguito dal mio collega, ha richiesto un aiuto dal punto di vista mentale per affrontare al meglio i primi match tennistici, è stato adrenalinico provare ad iniziare ad applicare le prime conoscenze che apprendevo dal percorso da Mental Coach. All’inizio i confronti sono stati tecnici. Abbiamo stabilito obiettivi a breve, medio, lungo termine così da avere una bussola d’orientamento dal punto di vista tecnico, tattico, fisico e psicologico per il lavoro in campo con il mio collega e esterno con me. Stabilendo gli obiettivi è stato possibile indagare la motivazione e individuare la paura che frenava F.; essenzialmente un bisogno di riconoscimento proiettato nella disciplina. Così facendo avvalendoci delle tecniche di visualizzazione, dialogo interno, pensiero positivo e routine ci è stato possibile iniziare a canalizzare le energie per mettere in campo la migliore versione di sé stessi senza perdersi dietro energie negative che spingevano F. a visualizzare scenari catastrofici e pensieri negativi che prendevano vita attraverso sguardo basso e parole severe in seguito ad un errore commesso. Andando avanti nei nostri incontri ho iniziato ad ascoltare più le paure umane di F. che tennistiche. In un primo momento il sogno nel cassetto di F. era quello di diventare un giocatore professionista. Al termine del nostro percorso durato più o meno per tutta la stagione invernale, F. puntava esclusivamente ad un miglioramento fisico, tecnico e mentale senza ancoraggio in termini di classifica.

F. mi ha permesso di mettermi alla prova, di apprendere quanto un percorso come quello da Mental Coach potesse essere nelle mie corde e quanto ancora avevo da apprendere. Questa palestra di vita mi ha donato un viaggio introspettivo senza eguali. Sono stata posta difronte a scelte senza via di fuga, dolorose come presa di coscienza ma fondamentali se volevo crescere e migliorare. Per questo consiglio un percorso come quello proposto da Amanda e Alberto perché prima ancora di lavorare per qualcun altro si è costretti a lavorare su e per se stessi. Non esistono più scuse. Sono riuscita a capire per quale motivo non mi era bastata una laurea in psicologia e un master in psicologia dello sport, sono riuscita a capire quanto essere una maestra di tennis potesse essere un desiderio o una necessità e quali emozioni si smuovevano all’interno di un campo da tennis come atleta e quali altre nella vita di tutti i giorni. Non vi è un limite di applicabilità per il Mental Coach. Indagare e scardinare l’interiorità può risultare doloroso e difficile ma se fatto con il giusto mezzo permette di conquistare vette sensazionali non dimenticando che la vita è un porsi domande continuo, e naturali oscillazioni tra disequilibrio ed equilibrio.

 

Marta Silvino – Psicologa specializzata in Psicologia dello Sport – Mental Coach di Primo Livello Bocconi Sport Team – marta.silvino@yahoo.it

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